​enrico antonio cameriere  Scrittore
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Breve storia di un fotone




Scivolo giù velocemente ondeggiando. Non mi e' mai piaciuto stare insieme agli altri, certo formare un fascio di luce da' forse una sensazione diversa, ma oscillare da soli cercando l'impatto è pura poesia.
All'inizio il momento del contatto era solo un mistero per me, non riuscivo ad identificare i corpi sui quali finivo, capivo che cambiavo direzione e colore, ma non ne percepivo la sostanza. Poi col tempo ho cominciato ad avere la mia piena consapevolezza, capisco perfettamente l'albedo dei corpi e la loro struttura.
Mi piace girare attorno agli oggetti, cerco di dare loro volume, spessore e forma.
Ho ancora impresso il mio ultimo impatto, il più bello il definitivo. Ho la memoria delle rotondità, della perfezione: era la prima volta che finivo sul culo di una donna, ma mi fu fatale il rimbalzo, andai a finire dentro la pupilla di un uomo allargata dalla cupidigia.

Oramai ho perso ogni speranza di poter uscire e poter conoscere altro; sento il peso di non poter fluttuare alla ricerca di nuove sensazioni, sento su di me solo la rotondità, il buio e la cupidigia.



(Da "Gli incantatori di fotoni" di Enrico Antonio Cameriere, Città del sole edizioni)








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