I papaveri


Il respiro dei papaveri

si rincorreva lento,

nelle tiepide notti di maggio.

Rane lontane

facevano rimbalzare i loro sberleffi

su muti e neri stagni,

e la notte sbandava in un mondo diverso.


Profumi perduti

di altri campi e altri mari;

essenze che ti riportavano indietro verso cose lontane

che sanno di malva, di tiglio e di limone,

che sanno di alba e di lavanda.


Dove siete, che io sono qui?

Dove siete, che io non dormo?

Lasciati sognare,

che io non ho fretta.


Latrati di cani selvaggi

che si strofinano su cespugli di rosmarino

e incanti nascosti da un velo d’ebano e di luce

e foglie ocra e cremisi,

e angeli astuti dal cuore freddo

guardano dall’alto.


Dove siete, che non ho fretta?

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